Vanità letteraria

Per uscirne – a volte non basta una vita; io stesso mi sono accorto di essere in pieno guado – devi acquisire consapevolezza di tre condizioni: la prima è che stai inseguendo un coniglio di pezza; la seconda è che qualche umano te lo sposterà sempre qualche metro più avanti; la terza è che, se per un imprevisto tu dovessi arrivare al coniglio di pezza e pregustare piacere nel morderlo, allora ti accorgeresti che nel frattempo il sistema delle relazioni ti ha messo la museruola.

Greyhounds racing at Brighton & Hove Greyhound Stadium, circa 1960 (detail). Photo: RJRoweCollection, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Lascia che tutto crolli! tuo, F.


Tendo a risolvere i problemi lasciandomi divorare da loro (Franz Kafka, nato il 3 luglio 1883).

Nun, ich pflege Fragen dadurch zu lösen, dass ich mich von ihnen auffressen lasse…

(Brief an Max Brod, Juni 1821; fonte)
Franz Kafka (secondo seduto da destra) al sanatorio di Matliary (Tatranské Matliare, oggi Slovacchia), 1820-1821, public domain via Wikimedia Commons

Novità: quattro epigrammi

Ho scritto ancora, lungo questo mese piovoso. Mea culpa. Mi sono scrollato di dosso brutti sentimenti. L’ho fatto con sarcasmo epigrammatico. Disilluso con me e coi miei intimi; pungente, però benevolo, con gli amici. Tutti si sale e si scende, in ordine sparso.

Leggi i Quattro epigrammi di ascesa e caduta direttamente nella loro pagina fresca fresca (il cui link trovi anche nella navbar e nel footer)

Attacchi bipartisan

L’ambiente si salva ascoltando la scienza quando indica problemi e soluzioni, e non combattendola da destra (quando si additano i problemi) e da sinistra (quando si propongono soluzioni tecnologiche).

Prof. Enrico BUCCI, da un post Facebook di inizio settembre 2023

Mi annoto questa sintesi del prof. Bucci che trovo straordinaria a più livelli – anche per fotografare, mutatis mutandis, la difficile relazione tra poesia e razionalità. Cercherò di precisare i miei pensieri più avanti.

“Epigrafar” e organizzar

Questo mese ho scritto cinque poesie, dopo parecchio tempo. Sono epigrafi sulla parola Amore, come nodi di un ramo (secco; ma la raccolta del verde è domani). Le trovate nella loro paginetta ad hoc. Buona lettura.


Siccome, a dispetto dei miei proponimenti, il rubinetto dei versi continua a perdere, ho creato una pagina a mo’ di directory (e, nella barra sotto il titolo, è comparso un menù a tendina, “Poesie”).

Cicatrice, ferita

C’è chi scrive che le cicatrici guariscono, facendo un vago parallelismo con le malattie della pelle, ma nella vita queste cose non accadono. Ci sono ferite aperte, a volte ridotte a una puntura di spillo, ma restano sempre ferite. I segni della sofferenza sono più simili alla perdita di un dito, o della vista da un occhio. Magari non ne sentiamo la mancanza, neppure per un attimo, ma se anche fosse, non potremmo farci niente.

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte, 1934, traduzione di Elisa Pantaleo.

Qui a dit que le temps vient à bout de toutes les blessures? Il vaudrait mieux dire que le temps vient à bout de tout, sauf des blessures. Avec le temps, la plaie de la séparation perd ses bords réels. Avec le temps, le corps désiré ne sera bientôt plus, et si le corps désirant a déjà cessé d’être pour l’autre, ce qui demeure, c’est une plaie sans corps.

“Samura Koichi”, citato in Sans Soleil (Chris Marker, 1983).

Lulu

Ovvero la vita come parabola ascendente/discendente. Ma la mia “eroina” è la contessa von Geschwitz, che invece simboleggia una vita totalmente in caduta, priva di volontà e amor proprio, interamente votata al sacrificio. Quando penso a entrambe, mi convinco a quanto al peggio non possa esserci fine…

Musicalmente superba l’orchestra, diretta da Petrenko. Ottimi i cantanti. Non mi dispiacciono regia e scene, con un vago sentore di Chéreau; però manca un po’ di chiarezza e impeto (es. la seduzione del dr. Schön nella seconda parte del primo atto, è assai più “algida” della metà precedente, quando invece richiedeva una sensualità maggiore).

Ancora “a bottega”: Napoli!

Oggi, 11 marzo 2023, un testo (il secondo) dalla sezione Lumaca & Platycodon è ospite de La Bottega della poesia di Repubblica Napoli, a cura di Eugenio Lucreziraffinato poeta e, in questo spazio, grande dispensatore di saggezza e consigli.
Il commento, che mi permetto di riprodurre in foto, aggiunge alla mia lettera di presentazione due parole che racchiudono un mondo: naturalista gnomico. Non avrei potuto io stesso condensare meglio quello che vorrei provare a fare: onorare Gaia e trarne ammaestramento.
Grazie! (Secondo riscontro autorevole, dopo quello romano del settembre ‘21… chi l’avrebbe mai detto?)

Darwin day

Charles Robert Darwin, 1901 (wikimedia, public domain)

Although I did not think much about the existence of a personal God until a considerably later period of my life, I will here give the vague conclusions to which I have been driven. The old argument from design in Nature, as given by Paley, which formerly seemed to me so conclusive, fails, now that the law of natural selection has been discovered. We can no longer argue that, for instance, the beautiful hinge of a bivalve shell must have been made by an intelligent being, like the hinge of a door by man. There seems to be no more design in the variability of organic beings, and in the action of natural selection, than in the course which the wind blows. 
(da The Variation of Animals and Plants, 1868; citato in Life and Letters of Charles Darwin: the Evolution, a cura di Francis Darwin, Cambridge, 1887)

Nor must we overlook the probability of the constant inculcation in a belief in God on the minds of children producing so strong and perhaps an inherited effect on their brains not yet fully developed, that it would be as difficult for them to throw off their belief in God, as for a monkey to throw off its instinctive fear and hatred of a snake. 
(da The Autobiography of Charles Darwin, in The works of Charles Darwin, vol. 29, New York, 1989).

(Wikiquote)

Un unico buon motivo (letterario)

niente panico. Non esistendo (cfr. Duras qui a lato), non posso suicidarmi. E so che forse il tema è too close to home, too near the bone per farci ironia. Per me è così almeno dal 1992. Da tempo, però, cercavo i cento buoni motivi di Roland Topor, ed eccoli qua grazie all’impegno di Livia Satriano. Per leggerli cliccate qui o sulla immagine.
Il più famoso – auto ed eterosarcastico, comico e tragico insieme – è il quarantesimo della lista. Alcuni sono datati, altri ancora attualissimi, come quelli sul costo della vita.
Da leggere col necessario distacco.
Il mio unico, buon motivo per farla finita con le poesie all’istante è proprio sulla falsariga del 40. Per zittire, com’è auspicabile, un poeta borghese, criptofascista: me stesso.